Credit: Renato Sansone – MeteoWeb
L’aria immediatamente accanto ad una scarica elettrica viene surriscaldata di cinque volte rispetto alla temperatura della superficie del Sole, permettendo all’aria di crescere rapidamente e di vibrare. Le scariche elettriche generate non sono solo spettacolari, ma anche notevolmente pericolose. Ogni anno, circa 2000 persone vengono uccise da un fulmine in tutto il mondo. Qualcuno riesce a sopravvivere, ma a patto di sopportare disturbi notevoli, quali perdita di memoria, vertigini, ustioni, debolezza, intorpidimento, o altri gravi disturbi che alterano la vita. Generalmente si descrive il fulmine come una singola scarica, ma sono molto frequenti i casi in cui si verificano una serie di scariche in rapida successione. L’intervallo di tempo tra una scarica e l’altra oscilla tipicamente tra i 5 e i 500 millisecondi. Per proteggersi dai fulmini sono necessarie varie accortezze che a dire la verità un pò tutti conosciamo. Vale a dire, in caso di forti temporali, non proteggersi sotto un albero, non toccare oggetti che conducano elettricità e calore, non farsi il bagno a mare, privarsi di catenine e oggetti metallici a contatto con il corpo, non stazionare su terreni pianeggianti dove il corpo possa fungere da antenna, non utilizzare il telefono di rete fissa (il cordless si può utilizzare) durante una tempesta, ecc. Se si dovesse sentire un forte formicolio tra i capelli quando si è in campo aperto (come in campagna o in spiaggia) è necessario piegarsi sulle ginocchia in modo che la scarica elettrica non abbia terreno fertile per colpirci. Uno dei luoghi comuni notoriamente più diffusi è il fatto che in auto le gomme possano proteggerci. Ciò non è vero se a questa non vengano chiusi i finestrini, in quanto solo nel caso in cui questi fossero tali, la vettura agirebbe come una gabbia di Faraday. Ciò vale anche per le finestre di un’abitazione. Importante spegnere sorgenti elettromagnetiche come i telefonini nei casi più eclatanti. Questi accorgimenti possono salvare molte vite umane, perché se è vero che la possibilità di essere colpiti resta notoriamente bassa, specie se ci si trova in città, è anche vero che prevenire è meglio che curare.


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