HAARP: ufficiale, crea nuvole di plasma nella mesosfera

U.S. Naval Research Laboratory (NRL) research physicists and engineers from the Plasma Physics Division, working at the High-frequency Active Auroral Research Program (HAARP) transmitter facility, Gakona, Alaska, successfully produced a sustained high density plasma cloud in Earth’s upper atmosphere“.
Questo è parte del testo di una notizia apparsa sul sito della Marina militare statunitense circa nubi di plasma create con il sistema H.A.A.R.P.
Fisici ed ingegneri che lavorano come ricercatori nei laboratori della Marina degli Stati Uniti alla Plasma physics division (Dipartimento di fisica del plasma), lavorando al programma High-frequency Active Auroral Research Program H.A.A.R.P., ossia Programma di ricerca attivo aurorale con l’alta frequenza, nella struttura di Gakona (Alaska, Stati Uniti d’America) hanno prodotto con successo una duratura nuvola di plasma ad alta densità nell’atmosfera terrestre.

HAARP: ufficiale, crea nuvole di plasma nella mesosfera

Nell’articolo viene specificato che, a differenza delle nuvole di plasma generate precedentemente, che duravano appena dieci minuti, questa volta si è riusciti a creare una sfera di plasma più denso. La sfera è stata mantenuta “in vita” per un’ora dalle emissioni delle antenne della stazione H.A.A.R.P. e si è dissolta solo dopo che sono state interrotte le irradiazioni elettromagnetiche dell’installazione ubicate a Gakona.
Di là dai particolari tecnici, viene puntualizzato come l’esperimento, che ha impiegato emissioni sulle alte frequenze con una potenza pari a 3.6 megawatt, sia “part of the Defense advanced research projects agency (D.A.R.P.A.) sponsored Basic Research on Ionospheric Characteristics and Effects (BRIOCHE) campaign to explore ionospheric phenomena and its impact on communications and space weather“, ovvero parte della ricerca di base sugli effetti e le caratteristiche ionosferiche della D.A.R.P.A. (l’Agenzia per i progetti di ricerca avanzata nel campo della difesa, laddove per difesa, è noto, si intende l’esercito), un’iniziativa per esplorare i fenomeni della ionosfera ed i suoi impatti sulle comunicazioni e sul clima spaziale”.

HAARP: ufficiale, crea nuvole di plasma nella mesosfera

Abbiamo quindi la precisa conferma che si tratta di un progetto bellico. L’articolo riferisce pure che tali nuvole di plasma vengono usate come schermi artificiali alla quota di cinquanta chilometri, un’altitudine inferiore rispetto alla ionosfera. Queste nuvole artificiali sono volte a riflettere i segnali elettromagnetici ad alta frequenza dei radar e dei sistemi di comunicazione. Inoltre la prossima iniziativa di H.A.A.R.P., in programma per l’inizio del 2013, includerà sperimentazioni per sviluppare nuvole di ionizzazione, ovvero di plasma, ancora più consistenti e stabili.

Mondo Tempo Reale

Sesso, l’esperta: “bene una volta a settimana, ma è più importante la qualità”

Sesso, parlano gli esperti: studio scientifico sulla soddisfazione di 2.400 coppie, sulla frequenza tutto dipende dall'età del fidanzamento ma è più importante la qualità

Conta più la qualità o la quantità del sesso? E con che frequenza una coppia dovrebbe avere rapporti sessuali per definirsi ‘sana’ e felice? Secondo una recente ricerca canadese la formula e’ piuttosto semplice: basta un ‘incontro’ a settimana per massimizzare gli effetti appaganti dell’erotismo. Mentre fare l’amore ogni giorno potrebbe addirittura creare scompensi e ansie da prestazione. Gli esperti, tuttavia, non sono concordi: secondo Chiara Simonelli, docente di Psicologia e Psicopatologia dello sviluppo sessuale all’università La Sapienza, bisogna innanzitutto considerare l'”età della coppia“: ogni fase del rapporto, infatti, e’ fisiologicamente contraddistinta da una minore o maggiore spinta sessuale.
close up of heterosexual couple having sex
Ma, soprattutto, conta la qualità del sesso, se cioè “si esce dall’incontro rilassati e contenti o si e’ soltanto ‘timbrato un cartellino’“. La ricerca canadese e’ stata condotta dall’università di Toronto e pubblicata sulla rivista Social Psychological and Personality Science. I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 2.400 coppie divise in due gruppi, giungendo a una conclusione ben precisa: il grado di benessere di una coppia aumenta con l’aumentare della frequenza dell’attività sessuale. Ma la ‘soglia’ limite e’ una volta a settimana; fare l’amore più spesso di certo non nuoce ma non si e’ più felici e in armonia di chi si ferma a un incontro ogni sette giorni.

Amy Muise
Amy Muise

“Penso che le coppie possano smettere di sentirsi pressate a fare sesso il più frequentemente possibile“, spiega la ricercatrice Amy Muise, che ha guidato lo studio. Una volta a settimana “puo’ essere un obiettivo piu’ realistico del pensare di dover fare sesso ogni giorno e sentirsi cosi’ sopraffatti, con la conseguenza di evitare il sesso del tutto“, spiega la ricercatrice, secondo quanto riporta la Cnn. Gli esperti, tuttavia, respingono l’idea di ‘quantificare’ l’attività sessuale. “Metterlo in agenda come la spesa settimanale e’ come ridurlo ad altre attività di sostentamento biologico“, commenta all’Agi la professoressa Simonelli. Anche perché il numero di incontri sessuali “dipende dall’eta del rapporto“. “Se questo e’ molto giovane, il sesso e’ uno strumento di vicinanza, conoscenza, fusione; solitamente in questi casi vi e’ la spinta a fare l’amore tutto il giorno e tutti i giorni. Dopo 3 anni o 5 anni, nello stesso rapporto la situazione e’ cambiata e c’e’ una spinta più moderata“.
sesso“Trovare un accordo sullo spazio da lasciare all’intimità sessuale e’ spesso motivo di contrasto” e le “motivazioni a fare sesso sono tantissime e si sovrappongono fra maschio e femmina“, prosegue l’esperta. Ciò che davvero conta, invece, e’ “la qualità del rapporto” e cioè “se si esce dall’incontro rilassati e contenti o si e’ soltanto ‘timbrato un cartellino’“. E su questo punto “c’e’ spesso discrepanza fra i partner“, sottolinea la docente.
sesso equinozioA complicare il quadro si e’ aggiunto, negli ultimi dieci anni, “un calo del desiderio che riguarda in modo consistente gli uomini“, spiega Simonelli. “Nei manuali di 15-20 anni fa non c’era nulla in proposito” ma oggi “moltissime mogli vengono da noi con il problema del marito che non fa sesso. Sono coppie in cui e’ lui a ‘scappare’, accampando scuse come il lavoro o lo stress“. “Sono uomini molto affezionati ma non vedono più la moglie come un oggetto da conquistare; manca cioè quell’estraneità, quella lontananza che fa scattare il desiderio. Alcuni tradiscono oppure hanno attività autoerotiche online ma, in genere, non sono loro che si lamentano“, sottolinea l’esperta. Sono invece le donne a chiedere aiuto poiché, a differenza del passato, “oggi vivono il sesso come un diritto. E, anzi, affermano che senza sesso la coppia non e’ più legittima“. E i mariti come reagiscono? Sono disponibili ad entrare in cura? “Vengono quando sono minacciati di separazione o di divorzio“, conclude Simonelli.
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Tante buone ragioni per un conto corrente offshore

Meglio un conto corrente in Italia o un conto corrente offshore? Una guida ragionata sui vantaggi di decentrare i propri risparmi.

“Qual è la differenza tra un conto corrente presso una banca italiana e un conto corrente offshore?” è la domanda che molte persone si stanno facendo.

Anche se la risposta può sembrare scontata, è importante non illudersi che siano due cose completamente diverse e che un conto corrente offshore possa risolvere tutti i nostri problemi finanziari. Quando si possiede del denaro in un conto corrente, si compie un atto di fiducia incondizionata verso la banca, motivo per il quale non va mai dimenticata l’importanza di verificarne attentamente la solidità e lo stato patrimoniale, in qualsiasi paese essa si trovi.

Tuttavia, tra un conto corrente aperto presso una qualsiasi banca italiana ed un conto corrente offshore esistono significative differenze che, per qualsiasi investitore attento e lungimirante, è fondamentale conoscere per poter prendere le decisioni più opportune per le proprie necessità, nel presente e nel futuro.

Innanzitutto, per conto corrente offshore si intende un conto corrente aperto presso una banca dislocata in qualsiasi paese che offra un trattamento fiscale favorevole e che garantisca un buon livello di privacy, come avviene nei cosiddetti paradisi fiscali. Quindi, anche un conto corrente presso il Monte dei Pasci di Siena, per esempio, potrebbe essere offshore qualora l’ufficio presso cui viene aperto si trovasse in qualche paradiso fiscale. Inutile stupirsi del fatto che la maggior parte delle più importanti banche italiane abbia uffici nei principali paradisi fiscali, non rivolti però alla clientela ordinaria.

Detto ciò, ecco alcuni ottimi motivi per cui un investitore prudente e lungimirante dovrebbe avere almeno un conto corrente offshore.

DILUIRE IL RISCHIO POLITICO

Attualmente, il maggior rischio non è nei mercati finanziari ma nei governi. In altre parole, c’è da temere molto di più le azioni forzose sui risparmi dei cittadini da parte di governi insolventi che non i crolli delle borse. Questo tipo di rischio è in crescita nella maggior parte dei paesi occidentali e la prudenza impone di aspettarsi bail-in (come successo a Cipro), nuove tasse sui depositi bancari, patrimoniali, nazionalizzazioni dei risparmi e misure per nuovi controlli sui capitali.

Chi possiede più di 100.000 euro in banca è una possibile preda per governi in cerca di soldi, che devono puntellare l’incapacità di gestire le proprie finanze. Quindi, portando i risparmi al di fuori della portata dei burocrati governativi, si abbassa il rischio di un esproprio, un congelamento o una svalutazione tecnica. Un conto corrente offshore è un modo per tutelarsi da tutte queste evenienze.

Ma anche un semplice conto corrente estero, anche se non in un paradiso fiscale vero e proprio e scegliendo con cura il paese, può svolgere egregiamente a questo compito.

ABBASSARE IL RISCHIO DELLA RISERVA FRAZIONARIA

Quasi tutti i sistemi bancari nei paesi occidentali sono fondati su un sistema che permette alle banche commerciali di generare credito che non è sostenuto da finanziamenti reali. La maggior parte di queste banche tengono solo una piccola frazione del denaro a disposizione per soddisfare le richieste di prelievo dei clienti. Ciò significa che in caso di shock finanziario ci saranno problemi di accesso al denaro.

Le banche che non giocano con la raccolta della clientela (traduzione: i nostri soldi) sono molto meglio capitalizzate e si dimostrano custodi più responsabili dei risparmi dei propri clienti. Condizioni che spesso è possibile trovare nelle giurisdizioni offshore.

ASSET PROTECTION

Chi pensa che milioni di azioni legali depositate nei tribunali italiani siano un problema che non lo riguarderà mai, può dormire sonni tranquilli e non preoccuparsi di asset protection… fino a quando non arriverà il suo turno.

Per tutti gli altri, in un paese come l’Italia dove il sistema giudiziario è a dir poco inefficiente e il sistema fiscale totalmente prevaricante nei confronti del cittadino, il rischio di subire azioni legali è assai reale e concreto. Per quanto si possa accedere ai migliori avvocati italiani, nessuno di loro potrà offrire una protezione al denaro come quella di custodirlo in una banca fuori dai confini nazionali.

DIVERSIFICAZIONE VALUTARIA

Le banche offshore offrono in molti casi piattaforme online per la gestione di valute estere, a costi molto competitivi. Un modo per internazionalizzare parte dei propri risparmi.

È arcinoto che tutti i movimenti bancari in Italia sono a disposizione delle autorità fiscali e di Equitalia, che vi possono accedere in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. In altre parole, tutto quello che è la vita di un comune cittadino come traspare dal conto corrente o dalla carta di credito può essere spiata da burocrati curiosi o invadenti. Non esiste alcun modo di sfuggire a questa intrusione della privacy, se non quella di spostare il denaro in giurisdizioni offshore.

UNA NUOVA TRANQUILLITÁ E UNA MAGGIORE LIBERTÁ

Mai provato un senso di tranquillità e serenità dopo aver stipulato una polizza assicurativa a copertura di rischi come furti, malattie o incidenti vari? Esattamente quello che prova chi possiede un conto corrente offshore, al sicuro da governi in bancarotta e da incidenti legali.

Ma quello che per qualcuno è il più grande vantaggio di un conto offshore è la libertà. Libertà dalla dipendenza assoluta da un solo paese e dalla possibilità che un qualsiasi governo possa controllare e decidere il nostro destino.

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Mondo Tempo Reale

Entita Aliena si materializza in Turchia

Una telecamera di monitoraggio posizionata su un tratto di strada poco trafficato ha immortalato accidentalmente un presunto fenomeno ultraterreno.
Il misterioso evento si è verificato nel quartiere centrale di Diyarbakir Kayapınar Diclekent, in Turchia, la notte del 12 febbraio scorso quando una telecamera di sicurezza puntata verso la strada è riuscita a sequenziare l’atterraggio di uno strano oggetto che molti associano a un’entità extraterrestre.

Per alcuni istanti lo strano oggetto sembra rimanere sospeso in aria, per poi tornare a posarsi nuovamente sul manto stradale.



Nel video si può osservare come la strana presenza attraversa molto lentamente la carreggiata per poi dirigersi senza fretta verso la parte sinistra dell’inquadratura ove si smaterializza nell’oscurità.



Non sono stati forniti altri dettagli circa la strana e inspiegabile manifestazione ultraterrena nonostante le immagini sembrano essere genuine, almeno per quanto riguarda il mancato utilizzo della computer grafica.

Mondo Tempo Reale

Il nostro inconscio è strettamente collegato alla nostra Anima



Il nostro inconscio è strettamente collegato alla nostra anima (l'anima per interagire con la mente deve passare per l'inconscio), ciò che vi risiede nell'inconscio crea un onda di energetica ed attrae determinate situazioni.

Le situazioni irrisolte di qualsiasi genere siano, un disagio fisico, una situazione economica o un incomprensione nella coppia, devono renderci consapevoli del fatto che sono arrivate nella nostra vita perchè noi le abbiamo attratte:
- Per superare il problema definitivamente;
- Per chiudere un cerchio e crescere;
- Per diventare conduttori della propria vita.

Ma fino a quando la situazione non viene risolta, tenderà a ripetersi. Per attrarre l’armonia e la gioia è necessario risolvere il problema, chiudere il cerchio, altrimenti continuerà a ripresentarsi nella propria vita quello stesso problema in quello stesso campo e magari anche dopo anni.
Fa parte di noi noi, gli orientali direbbero che è il nostro karma.

E per risolvere il problema è necessario comprendere il messaggio che esso porta con sè. La situazione stessa ci porta dunque un messaggio.
In ogni “apparente problema”, in ogni sofferenza si trova un messaggio da comprendere.
È innanzitutto qualcosa che noi dobbiamo per prima cosa riconoscere in noi stessi per poi risolvere.

Nella fisici quantistica si è scoperto che è la nostra energia. Sono le vibrazioni che vengono emesse dal mondo interno in noi al mondo esterno creando l'esperienza emozionale che tratteniamo nell'inconscio, e nel corpo fisco.

L’apparente “problema” va risolto, va “guarito” altrimenti continuerà a ripresentarsi come un loop, un criceto che gira, gira, nella sua ruota.
Nella psicologia vengono chiamati i nostri “copioni” che tendiamo a ripetere.

Quindi ogni evento anche se ci appare negativo in effetti lo abbiamo attratto noi alla nostra vita, perchè in effetti c’era già nel nostro profondo ed ora riappare di nuovo per essere risolto.
Dobbiamo essere abbastanza aperti per capire il messaggio.
Un’ esperienza apparentemente non gradevole può essere un dono, una lezione per pulirci e migliorare.
Non arriva per farci del male ma al contrario per guarirci, per ricollegarci all'Anima.
Per chiudere definitivamente il cerchio, bruciare il Karma.

Risolviamo il problema affrontando l’evento e ringraziamo l’energia universale che ce lo ha mandato, perchè la nostra anima o la nostra parte energetica lo ha richiamato per risolverlo e quindi per crescere. Quindi è indispensabile risolvere i conflitti e quindi ringraziarli per averci trasmesso un messaggio che ci è stato utile per diventare più forti e per essere liberi.
Anche nella situazione apparentemente più dolorosa c'è un messaggio da capire, un dono!

"Le pietre preziose, i diamanti vengono trovati nelle miniere, in profondità, nelle viscere della terra. In genere non si riconoscono subito perchè sono ricoperti di materie calcaree, sabbia cristallizzata, terra e metalli ossidati. Apparentemente appaiono come sassi o detriti. Occorre innanzitutto riconoscerli e solo con l’esperienza questo è possibile. Poi vanno puliti con acidi, levigati e dopo un’accurata lavorazione possono emanare tutta la loro bellezza, la loro lucentezza, riflettere meravigliosi arcobaleni.
Eppure se ne stavano là, sotto terra, ma al loro interno era celata una incredibile luce e bellezza."

Questa metafora ci può far comprendere il valore profondo di un’ esperienza che appare dolorosa. In realtà quel dolore nasconde un dono che deve uscire allo scoperto. Nell'esperienza apparentemente buia c’è la prova della nostra luce e della nostra forza che utilizziamo per superarlo.

Solo comprendendo in tutte le sue sfumature, capendo che è arrivata perchè era parte di noi, perchè andava capita e risolta. Solo con la comprensione ed il perdono verso le altre persone che ne erano coinvolte noi possiamo essere liberi di realizzarci come lo desideriamo e far brillare la nostra anima come una pietra preziosa.

Con la comprensione verso gli altri, verso noi stessi e verso il messaggio che la situazione portava con se, noi siamo liberi, puliti, disintossicati e quindi possiamo essere o fare qualsiasi cosa in allineamento con la fonte primaria dell’energia...

Si è, un tutt'uno con il nostro Sé, diventando conduttori della propria vita.

G. Boccia http://crescitareiki.blogspot.it/2015/10/il-nostro-inconscio-e-strettamente.html

Mondo Tempo Reale

Una visita alla Rosslyn Chapel alla scoperta dei suoi segreti


Rosslyn è una piccola e tranquilla località situata a sud di Edimburgo, famosa per una cappella gotica medievale e un castello il cui nome richiama quello della località. La Cappella di Rosslyn sembra una cattedrale ed è l’edificio sacro medievale più enigmatico d’Europa, ricca com'è di misteri e simboli esoterici. Per la sua costruzione furono chiamati in Scozia i migliori scalpellini e architetti. 

Ogni scultura di angelo, santo o cavaliere, doccione o colonna ha un significato preciso.

Nell’XI secolo la famiglia St. Claire fece costruire la propria roccaforte su una collina chiamata College Hill; i lavori durarono più di quarant’anni e terminarono con la costruzione della Cappella nel 1445 voluta da William St. Claire che fece inoltre ricostruire il castello su un promontorio a valle della roccaforte principale.

Alla Cappella di Rosslyn si accede dalla porta nord e il visitatore è accolto dallo sguardo terribile di due grandi demoni che sputano acqua ai lati del portale; sulla finestra a destra del portale ci sono un cavaliere a cavallo e due arieti che si affrontano; sulla finestra sinistra si vedono una volpe che insegue una gallina, un angelo che suona uno strumento e un uomo o una donna in atteggiamento premuroso.

Lo sguardo è poi attratto dal soffitto a volta nel quale sono scolpite innumerevoli rose, lilium, fiorellini e pentagrammi (il pentagramma e le rose erano decorazioni usate tradizionalmente nei templi babilonesi in onore della dea Ishtar e di suo figlio risorto Tammuz). Da un lato della volta si vedono due mani scolpite nella pietra che reggono lo stemma della famiglia St. Claire.

Oltre le rappresentazioni di santi e martiri, nella Cappella di Rosslyn ci sono molti simboli gnostici come il Sole e la Luna del dualismo del Graal, figure di animali, draghi e un gran numero di giovani Celti (più di cento), un fatto strano per una costuzione cristiana.

L’influsso della cultura celtica su quella cristiana è sicuramente stata notevole ma la presenza nella Cappella del dio celtico Cernunnos con le corna, simbolo di fertilità, è a dir poco curiosa.

Tra le sculture vi è anche la testa del grande mago Hermes Trismegistus, fondatore dei testi ermetici che sono alla base delle scuole iniziatiche greche. Il mago viene spesso paragonato al dio egizio Toth che rappresenta la conoscenza; non è un caso che il nome della località Rosslyn in lingua gaelica significhi “antica conoscenza”, vale a dire il sapere tramandato di generazione in generazione.

Nella Cappella di Rosslyn vi sono tredici colonne che formano un’arcata a dodici punte rappresentante lo Zodiaco. La colonna dell’apprendista rappresenta una trasformazione tra la mitologia nordica precristiana dello Yggdrasil: il grande albero celtico che sostiene l’universo si trasforma nell’albero della vita di tradizione cristiana; la chioma dell’albero formata dalle colonne è un richiamo ai dodici segni dello Zodiaco; le radici simboleggiano le forze terrene, rosicchiate dai draghi di Nifelheim per prenderne la fertilità. Nifelheim era il mondo sotterraneo dei Vichinghi; un probabile richiamo alle origini nordiche della famiglia St. Claire.

Nella Cappella di Rosslyn c’è quindi una curiosa miscela del patrimonio nordico, celtico, egizio, greco e cristiano.

Vi sono dei cicli scultorei che rappresentano la scena di una danza di morti, una crocefissione, le sette virtù e i sette peccati capitali.

Una scultura incatenata rappresenta l’angelo caduto della luce, Lucifero, ed è interessante notare come i cordoni a destra e a sinistra della scultura formino una S rovesciata: si ipotizza che vi sia una relazione tra l’angelo della luce chiamato Lucifero e il Sole.

Una delle cose più sorprendenti della Cappella di Rosslyn sono alcune sculture che rappresentano l’aloe americana, il cactus e le piante di mais, nonostante l’America non fosse stata ancora scoperta da Colombo.

Tuttavia per un circolo di iniziati scozzesi questo non è un mistero: pare infatti che il nonno di William St. Claire fosse giunto sul continente americano molto tempo prima di Colombo, sulla base dell’esperienza dei suoi antenati Vichinghi che certamente già navigavano verso il Nordamerica prima del X secolo.

Nella Cappella, sotto le sculture, ci sono i resti di Robert Bruce, che combattè per l’indipendenza della Scozia, di William St. Claire e di alcuni costruttori della Cattedrale.

Di fronte alla Lady Chapel c’è una colonna chiamata colonna del maestro, costruita appunto dal maestro del cantiere.

Tra le tante sculture troviamo un angelo che tiene tra le mani il cuore di Robert Bruce e un’altra figura che mostra una croce templare; altre raffigurano i simboli della massoneria che si sarebbe costituita ufficialmente cento anni più tardi.

La misteriosa Cappella di Rosslyn
Tra questi simboli ce ne sono alcuni significativi per i massoni, come la figura del fabbro Adonhiram: secondo la leggenda costui era il fabbro maestro, ucciso da tre dei suoi assistenti subito dopo aver completato il tempio di Salomone.

Per molte cattedrali gotiche le leggende su re Salomone ebbero un ruolo importante: si narra che nel Tempio furono erette due colonne dal maestro Adonhiram, chiamate rispettivamente colonna di Jachin e colonna di Boaz; nella Cappella di Rosslyn queste colonne possono essere ritrovate nelle colonne cosiddette dell’apprendista e del maestro, poste a guardia dell’entrata del Paradiso.

C’è nella Cappella di Rosslyn un chiaro richiamo alla mistica ebraica: nei Libri di Hechaloth del IV secolo circa si ritrova l’antica idea dell’anima che si eleva e torna alla divinità celeste; nella descrizione di un peregrinaggio nella grande Hechaloth attraverso i sette palazzi che si trovano nel cielo superiore, il viandante deve giungere di fronte ai guardiani della porta celeste.

Nel regno dei cieli può entrare solo colui che conosce una parola magica segreta.

E con i guardiani scolpiti nella pietra, il cui significato orgininale è da ricercarsi sul piano magico-astrale, le colonne della Cappella di Rosslyn potrebbero essere identiche a quelle del tempio di Salomone (oggi del Tempio non rimane più nulla se non un muro chiamato “del pianto”).

Per capire perchè i costruttori della Cappella di Rosslyn attribuivano un simile importante significato ad Adonhiram e al simbolismo salomonico è necessario approfondire la leggenda sul fabbro maestro: si narra che la Regina di Saba avendo sentito decantare la saggezza del re Salomone e delle sue costruzioni, volle fargli visita a Gerusalemme per conoscerlo di persona.

Quando Salomone vide la regina, se ne innamorò e volle incoronarla regina d’Israele; la condusse attraverso il tempio, mostrandole i nuovi lavori che egli aveva commissionato a Adonhiram. Costui era un uomo speciale, temibile e misterioso; si diceva che evitasse gli uomini perché le sue origini non erano umane.

I simboli esoterici e altri simboli scolpiti nella pietra, presenti nella Cappella di Rosslyn, ci rimandono all’influenza dei Cavalieri Templari.

L’Agnus Dei rappresenta un agnello che tiene una bandiera sulla cui punta è impressa una croce a bracci equidistanti, e talvolta anche una croce templare.

Tra gli altri simboli templari troviamo un pentagramma, due cavalieri su un cavallo, una rappresentazione stilizzata del viso di Gesù come quella della Sindone e una colomba con un rametto di ulivo. Molti di questi simboli sono semplicemente cristiani e la loro attribuizione ai templari non è quindi facile.

Per capire l’influsso esercitato dai Templari sulla cappella di Rosslyn, bisognerebbe capire a quale scopo i St. Claire la fecero costruire.

Prima dell’anno Mille, il continente europeo veniva saccheggiato dalle bande di Vichinghi provenienti dalla Norvegia. Alcune tribù divennero sedentarie e si stabilirono in Irlanda, Gran Bretagna e Normandia. Il capo di queste orde, un certo Hrlof o Rollone saccheggiò la valle del Tal; si giunse alla pace solo quando il re dei Franchi, Carlo il Semplice, cedette a Rollone il territorio del corso inferiore della Senna e la città di Rouen, il tutto con il leggendario trattato di St. Clair-sur-Epte.

 La presenza del nome St. Clair nel trattato, non è certo un caso. I St. Claire sarebbero i discendenti di Rollone che attraverso un attenta politica di successione estese la propria influenza fino a Chaumont, Gisors, d’Evraux, Blois e ai conti di Champagne.

Guglielmo il Conquistatore, re d’Inghilterra, era egli stesso un successore di Rollone; da questa linea deriva anche il primo St. Claire che partecipò alla prima crociata in Terrasanta guidata da Goffredo di Buglione nel 1096. In seguito a questa crociata, Goffredo fece erigere un’abbazia sul monte Sion, Notre Dame du Mont de Sion. Pare che per ben due volte, nel XIII e nel XIV secolo, il priore di questa Abbazia appartenesse alla famiglia St. Claire. Caterina di St. Claire sposò addirittura uno dei nove Templari di questa Abbazia, proprio Hugo di Payens. Risale a questo periodo, una stretta relazione tra l’ordine dei Templari e gli appartenenti alla famiglia St. Claire di Rosslyn in Scozia.

Nella Cripta della Cappella è sepolto William St. Claire, morto nel 1330 in Spagna, mentre con alcuni suoi compagni portava in Terrasanta il cuore di Robert Bruce.

Nella sua tomba si trovano simboli templari: una spada, la croce e l’albero della vita. Appare chiaro che William St. Claire fece costruire la Cappella per incidere sulla pietra gli insegnamenti gnostici: all’epoca l’inquisizione mandava al rogo non solo i libri ma anche gli autori ed egli pensò bene di scriverne uno sulla pietra della Cappella di Rosslyn. Forse è la prova che alcuni Templari abiurarono la fede cattolica-romana per seguire la dottrina gnostica.


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Parchi nazionali, l'essenza della natura



FOTOGALLERIA I grandi parchi del mondo sono protagonisti della serie speciale di servizi che National Geographic pubblicherà nel 2016. Eccone alcuni ritratti in straordinarie immagini che mostrano lo stesso luogo nell'arco delle 24 ore


Un posto selvaggio

Nel marzo 1868, all'età di 29 anni, il padre del conservazionismo John Muir giunse quasi per caso alla Yosemite Valley, nel tratto californiano della Sierra Nevada, destinata a diventare la patria spirituale del suo movimento ambientalista e terzo parco nazionale degli USA. Oggi circa quattro milioni di visitatori all'anno si recano a Yosemite per soddisfare la loro voglia di natura selvaggia.

Per creare questa immagine Stephen Wilkes ha scattato 1.036 fotografie (alcune alle tre del mattino, quando la luna piena illuminava la parete di El Capitan) nell'arco di 26 ore, poi ha unito digitalmente le foto selezionate.

Il 2016 segna il centenario del National Park Service, il Servizio dei Parchi nazionali degli Stati Uniti. All'epoca, scrive David Quammen nel servizio di copertina di National Geographic Italia di gennaio, esistevano già 14 parchi nazionali (il più vecchio, Yellowstone, era stato istituito nel 1872) ma "non c'era ancora una visione coerente di cosa fosse o dovesse essere un parco nazionale. [...]

I primi parchi del West americano erano stati creati con l’intento primario di tutelare le meraviglie paesaggistiche, splendidi pendii rocciosi, cascate roboanti e ghiacci perenni, luoghi impervi che presentavano scarse possibilità di sfruttamento economico. L’apparente mancanza di prospettive di mercato e il fervore patriottico derivante dal promuovere le 'cattedrali' naturali americane, in contrasto con le cattedrali e i monumenti del Vecchio Continente, resero l’istituzione di nuovi parchi relativamente semplice. Un altro fattore decisivo fu l’esempio negativo delle Cascate del Niagara, in cui i punti panoramici più spettacolari erano stati acquistati da operatori privati e recintati, trasformando un’icona nazionale in uno spettacolo di cattivo gusto a scopo di lucro. Anche la tutela delle singole specie, come il bisonte americano o le sequoie giganti, entrò a far parte del ragionamento, ma soltanto nel 1947 fu istituito il primo parco con l’obiettivo primario di proteggerne le specie selvatiche: l’Everglades National Park, una vasta regione paludosa della Florida, priva di montagne o canyon ma popolata da uccelli e alligatori.
Da allora i parchi nazionali americani hanno gradualmente assunto il nobile ruolo di protettori della diversità naturale, delle specie native di flora e fauna, dei processi ecologici, dei corsi d’acqua liberi e della geologia, non soltanto in quanto meraviglie paesaggistiche ma come esempi della complessità interattiva della Terra".

Un esempio, e una filosofia, condivisi dai parchi nazionali di tutto il mondo, cui National Geographic dedicherà una serie speciale di reportage nel corso di tutto il 2016.


Il patto del parco
Il Parco nazionale del Serengeti in Tanzania (14.763 km2) ospita milioni di animali. In lingua masai Serengeti significa "terra senza confini" ma, come ogni area protetta, è una sorta di isola primordiale sopravvissuta fino a oggi. Ciò è possibile solo perché l'uomo ha deciso di non svolgere attività commerciali al suo interno. Un patto fragile, che va sempre rinnovato per il bene delle generazioni future.

Per ritrarre la vita attorno a una pozza d'acqua nel Serengeti, in Tanzania, Wilkes ha trascorso 30 ore in un capanno per la caccia ai coccodrilli eretto su una piattaforma alta 5,5 metri. Questa immagine è il risultato di 2.260 scatti realizzati con apparecchi alimentati da pannelli solari.


Parco originario
Nel 1889 Rudyard Kipling si scandalizzò per la "folla urlante" con la quale dovette condividere la visita a Yellowstone. Oggi attrazioni del parco come il geyser Old Faithful (a sinistra), attirano più di tre milioni di visitatori all'anno, ma gran parte di essi non si allontana dalle strade battute. Se Kipling si fosse avventurato negli 8.992 chilometri quadrati selvaggi del parco, la sua delusione si sarebbe trasformata in estasi.

Durante le 29 ore trascorse sul tetto dell'Old Faithful Inn, Stephen Wilkes ha scattato 2.625 immagini del geyser, una delle principali attrazioni di Yellowstone. Il fotografo ha assistito sia al sorgere del sole sia a quello della luna; questa immagine li include entrambi.


Rinascita urbana
In un giorno di aprile, i ciliegi in fiore decorano il West Potomac Park, parte dei National Mall and Memorial Parks di Washington, D.C. Nonostante i grandi parchi del West siano certamente più suggestivi, i parchi urbani attirano molti più visitatori. Il National Mall ne ospita 24 milioni all'anno, quasi il doppio di Yellowstone, di Yosemite e del Grand Canyon messi insieme.

Da una gru piazzata in un campo di baseball, il fotografo ha scattato 3.711 immagini nell'arco di 16 ore. Poi ha combinato le migliori con tecnologie digitali per ottenere questa immagine panoramica senza interruzioni, che mostra il National Mall e i monumenti di Washington visti da 15 metri di altezza.


Pietra di paragone
Il Grand Canyon è la cartina tornasole dei parchi americani; ciò che avviene qui può avere ripercussioni sull'intero sistema dei parchi. È stato minacciato da allevatori, dall'industria mineraria e del legname e dal progetto di una diga federale. Le sfide odierne? La proposta di un insediamento urbano nel South Rim e un tram che condurrebbe 10.000 visitatori al giorno alla base del canyon.

Wilkes ha scattato 2.282 fotografie nell'arco di 27 ore dal Desert View Watchtower, nel South Rim del Grand Canyon. Secondo il fotografo, i turisti che si affacciano dal belvedere contribuiscono a fornirci un'idea di «quanto sia grande il canyon nella realtà».


1935: dal belvedere di Grandeur Point (quale nome più azzeccato?) un cowboy ammira con orgoglio il Grand Canyon. Il presidente Theodore Roosevelt definì questa ripida gola che attraversa l'Arizona «una meraviglia della natura assolutamente senza pari al mondo».

Fotografia Hulton Archive/Getty Images


Turisti danno da mangiare a un orso in una foto scattata attorno al 1939 a Yellowstone. Pur rappresentando una forte attrattiva, la pratica era nociva per gli orsi e pericolosa per le persone. Nel 1970 gli animali furono riabituati a reperire il cibo in natura e gli attacchi contro le persone si ridussero notevolmente.

Fotografia di Wendell Chapman, National Geographic Creative


"Sembra freddo ma si sta bene": così recita la didascalia di questa foto scattata nel 1920 circa nel Mount Rainier National Park. Nel 1899, quando fu istituita quest'area protetta di 960 chilometri quadrati nello Stato di Washington, esistevano soltanto altri quattro parchi nazionali.

Fotografia Asahel Curtis Photo Company/National Geographic Creative

http://www.nationalgeographic.it/

Mondo Tempo Reale

Isis, sfida alla Gran Bretagna: giustiziate cinque vostre spie



Un miliziano in video, stile Jihadi John: Cameron è un imbecille, schiavo della Casa Bianca



Un miliziano dell'Isis sfida nuovamente la Gran Bretagna in un video in cui definisce David Cameron un "imbecille" per aver deciso di combattere lo Stato Islamico. Nella sequenza vengono poi giustiziate 5 presunte "spie" accusate di lavorare per Londra. Lo riferisce il Site. Il boia 'simula' i modi e il linguaggio di Jihadi John in perfetto inglese.



Nel filmato, ha riferito Bbc, alcuni uomini tenuti prigionieri dai jihadisti dicono di essere originari di Raqqa in Siria, un altro di Bengasi in Libia, ma nessuno dice in realtà di provenire dal Regno Unito. Le persone di cui verrebbe mostrata l'uccisione pronunciano presunte confessioni. Uno di loro dice che gli era stato chiesto di fornire informazioni sulla localizzazione dei militanti dello Stato islamico, cosicché essi potessero essere colpiti dai raid aerei.

Il premier britannico viene poi definito uno "schiavo della Casa Bianca", un "leader insignificante che ha sfidato" lo Stato islamico. Il boia si rivolge direttamente a Cameron puntando diverse volte la pistola verso la camera. "Britannici, sappiate che vi invaderemo. Pensate che il vostro governo si prenderà cura di voi quando sarete nelle nostre mani?". "Perderete questa guerra, come avete perso in Iraq e Afghanistan".



Poi i cinque uomini in ginocchio, tutti in tenuta arancione dopo aver 'confessato' in arabo di "lavorare per l'intelligence britannica", vengono uccisi con un colpo di pistola alla testa. O almeno così lascia credere il montaggio del video.

Il filmato si conclude con l'immagine di un bambino che in inglese minaccia di uccidere tutti i miscredenti.



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Il ritorno dei suoni dell' apocalisse: panico in Messico


Dei misteriosi rumori sono stati catturati e uditi in Acatzingo, Messico, da un gran numero di persone.

I suoni che hanno scatenato il panico tra la popolazione sono stati interpretati come un fenomeno soprannaturale la cui spiegazione lungi dall’essere fornita dai ricercatori messicani.

Nel filmato, girato da un appartamento nella città di Acatzingo, si possono udire dei lunghi e profondi suoni che sembrano propagarsi in un quartiere residenziale della città.

Secondo alcuni rapporti locali, gli scienziati avrebbero registrato degli strani movimenti sotterranei, il che potrebbe spiegare gli inquietanti rumori e i geologi hanno rassicurato i residenti locali affermando che i rumori non rappresentano alcun rischio per l’incolumità delle persone.

I suoni ascoltati nello stato di Puebla, in Messico hanno costretto la gente a riversarsi per le strade in preda al panico convinta che la città fosse stregata.



Una donna che si fa chiamare Melody ha pubblicato alcuni audio che riproducono i misteriosi suoni ascoltati in varie parti della città, determinando il panico collettivo. “Ho deciso di condividere questo video per dimostrare che ci sono cose che ancora non conosciamo” ha affermato la donna, preoccupata per un imminente sconvolgimento geologico della regione.



Mondo Tempo Reale

Un anno… nell’Universo



Nonostante ci sembri di essere fermi nell’Universo, la nostra piccola Terra ci ha portato a spasso nell’Universo facendoci compiere miliardi di chilometri.

Di tanto in tanto la Terra è colpita da comete e asteroidi. Secondo alcune ipotesi il nostro vagare nella galassia ci porta vicino a stelle che perturbando l'orbita di tali oggetti li fa precipitare verso la Terra e gli altri pianeti

E così un altro anno è passato. Un periodo astronomico davvero breve se si considera la storia dell’Universo, che ha 13,7 miliardi di anni. Ma in questi 12 mesi la Terra ha compiuto 365 giri attorno a se stessa. Per chi abita all’equatore significa aver percorso oltre 14 milioni di chilometri (risultato della misura della circonferenza dell’equatore (40.000 chilometri) per i giorni di un anno); più o meno la metà per chi ha vissuto alle latitudini dell’Italia.

E nel frattempo la Terra e quindi noi tutti, abbiamo ruotato attorno al Sole percorrendo 940 milioni di chilometri. Basterebbe questo per non sentirsi annoiati, ma c’è molto di più.


Il Sole e tutti i pianeti del sistema solare si muovono attorno al centro della Galassia in 235 milioni di anni. | NASA
A SPASSO NELLA VIA LATTEA. Il Sole infatti, non è in quiete all’interno della Via Lattea, la galassia che lo ospita, ma si muove attorno al suo centro. E si sposta alla rispettabile velocità di 220 chilometri al secondo o se si vuole a quasi 800.000 chilometri all’ora. Calcolatrice alla mano, fanno  7.008.000.000 chilometri.



La posizione del Sole all'interno della Via Lattea.
Viaggiando a questa velocità compiamo un giro della Via Lattea in 235 milioni (circa) di anni. E in più il Sole (e tutti noi) ci muoviamo in su e in giù rispetto al piano della galassia stessa con un periodo che va dai 20 ai 60 milioni di anni.

C’è chi ha visto in queste fasi una ricorrenza di estinzioni in massa forse perché, periodicamente, passiamo vicino a stelle che alterano la  stabilità delle orbite delle comete e degli asteroidi che vi sono nella nube di Oort e nella fascia di Kuiper e che si avvicinano al centro del sistema solare andando a colpire i pianeti, Terra compresa.

Ma sono deduzioni molto semplicistiche, perché chissà quante sono, in questo viaggio a gobbe,  le masse stellari a noi sconosciute vicino alle quali passiamo e che possono causare alterazioni al movimenti dei piccoli corpi che circondano il Sole.

DIRITTI VERSO LO SCONTRO GALATTICO. E poi c’è il movimento della nostra galassia che trascina il Sole, la Terra e noi tutti verso la galassia di Andromeda a una velocità di circa 110 chilometri al secondo. E così l’anno scorso abbiamo compiuto 3 miliardi e mezzo di chilometri verso la collisione galattica prevista fra 3-4 miliardi di anni.


La galassia di Andromeda. Ci stiamo avvicinando ad essa e tra 3-4 miliardi di anni ci scontreremo | ESA/NASA
E se non bastasse la Via Lattea, Andromeda e le oltre 70 galassie che costituiscono il Gruppo Locale di galassie, che formano una sorta di arcipelago nell’Universo, si sono mosse a una velocità di 627 chilometri al secondo nella direzione del Centauro.

E così, solo nel 2015, abbiamo percorso un viaggio di 20 miliardi di chilometri attraverso l’Universo. E nessuno ha pagato il biglietto per questo incredibile viaggio, che appena terminato abbiamo immediatamente ricominciato.

http://www.focus.it/

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Rockefeller si fa l’Arca di Noè. Cosa ci nasconde?



- Maurizio Blondet -
Nella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, un migliaio di chilometri dal Polo) è in via di febbrile completamento la superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo.

Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento, speciali bocche di aerazione, muraglie di cemento armato spesse un metro.
La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen, dove ogni estraneo che arrivi è subito notato; del resto, l’isola è quasi deserta.
Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell’arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola».
Per la pubblicità, è «l’arca dell’Apocalisse» prossima ventura.

Deposito Sotterraneo Globale dei Semi in Norvegia 04


Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la Fondazione Rockefeller , insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s’è recentemente unito Bill Gates, l’uomo più ricco della storia universale, attraverso la sua fondazione caritativa Bill & Melinda Gates Foundation.

Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l’anno.
Ce ne informa l’ottimo William Engdahl (1) che ragiona: quella gente non butta soldi in pure utopie umanitarie.

Deposito Sotterraneo Globale dei Semi in Norvegia 12


Che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere?
Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo: che futuro avranno?
La Rockefeller Foundation , ci ricorda Engdahl, è la stessa che negli anni ’70 finanziò con 100 milioni di dollari di allora la prima idea di «rivoluzione agricola genetica».
Fu un grande lavoro che cominciò con la creazione dell’Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell’International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford ).

Nel 1991 questo centro di studi sul riso si coniugò con il messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l’agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, dollari Rockefeller).

Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.
In varie riunioni internazionali di esperti e politici tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio, il CGIAR fece in modo di attrarre nel suo gioco la FAO (l’ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e lo UN Development Program.
La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, specie del Terzo Mondo, sulle meraviglie del moderno agribusiness e sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati.
Questi portarono il verbo nei loro Paesi, costituendo una rete di influenza straordinaria per la penetrazione dell’agribusiness Monsanto.

Deposito Sotterraneo Globale dei Semi in Norvegia 10


«Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti», scrive Engdahl, «negli anni ’70 la Rockefeller Foundation si mise nella posizione di plasmare la politica agricola mondiale. E l’ha plasmata».

Tutto nel nome della scientificità umanitaria («la fame nel mondo») e di una nuova agricoltura adatta al mercato libero globale.

I lavori per lo scavo nel granito della Doomsday Seed Vault
La genetica è una vecchia fissa dei Rockefeller: fino dagli anni ’30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.

La Rockefeller Foundation finanziò generosamente quegli scienziati, molti dei quali dopo la caduta di Hitler furono portati in USA dove continuarono a studiare e sperimentare.
La mappatura del gene, la sequenza del genoma umano, l’ingegneria genetica da cui Pannella e i suoi coristi si aspettano mirabolanti cure per i mali dell’uomo – insieme agli OGM brevettati da Monsanto, Syngenta ed altri giganti – sono i risultati di quelle ricerche ed esperimenti.
Nel 1946, del resto, Nelson Rockefeller lanciò la parola d’ordine propagandistica «Rivoluzione Verde» dal Messico, un viaggio nel quale lo accompagnava Henry Wallace, che era stato ministro dell’Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company.
Norman Borlaug, l’agro-scienziato acclamato padre della Rivoluzione Verde con un Nobel per la pace, lavorava per i Rockefeller.

Lo scopo proclamato: vincere la fame del mondo, in India, in Messico.

Ma davvero Rockefeller spende soldi per l’umanità sofferente?
La chiave è nella frase che Henry Kissinger pronunciò negli anni ’70, mentre nasceva la CGIAR : «Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione».
Il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con la Standard Oil , guida del cartello petrolifero mondiale.
Oggi sappiamo che Rivoluzione Verde era il sinonimo pubblicitario per OGM, e il suo vero esito è stato quello di sottrarre la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell’agribusiness euro-americano.

In pratica, ciò avvenne attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi «ibridi-miracolo» che davano raccolti «favolosi», preparati nei laboratori dei giganti multinazionali.

I semi ibridi hanno un carattere commercialmente interessante per il business: non si riproducono o si riproducono poco, obbligando i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come fatto da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina.
Quei semi erano stati brevettati, e costavano parecchio.
Sono praticamente un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont), le stesse aziende all’avanguardia negli OGM.

Deposito Sotterraneo Globale dei Semi in Norvegia 03


La relativa autosufficienza e sostenibilità auto-alimentantesi dell’agricoltura tradizionale era finita.

Ai semi ibridi seguirono le «necessarie» tecnologie agricole americane ad alto impiego di capitale, gli indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont e con l’arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme OGM.
Tutto brevettato, tutto costoso.
I contadini che per secoli avevano coltivato per l’autoconsumo e il mercato locale, poco importando e poco esportando, non avevano tanto denaro.

Ecco pronta la soluzione: lanciarsi nell’agricoltura «orientata ai mercati globali», produrre derrate non da consumo ma da vendita, cash-crop, raccolti per fare cassa.

Addio autosufficienza ed autoconsumo, addio chiusura alle importazioni superflue.
I contadini potevano vendere all’estero sì: sotto controllo di sei intermediari globali, colossi e titani come la Cargill , la Bunge Y Born, la Louis Dreyfus …
La Banca Mondiale di McNamara, soccorrevole, forniva ai regimi sottosviluppati prestiti per creare canali d’irrigazione moderni e dighe; la Chase Manhattan Bank dei Rockefeller si offriva – visto che i contadini non producevano mai abbastanza da ripagare i debiti contratti per comprare pesticidi, OGM e sementi ibride brevettati – di indebitare i contadini in regime privatistico.

Ma questo ai grandi imprenditori agricoli con latifondi.

I piccoli contadini, per le sementi-miracolo e i diserbanti e i fertilizzanti scientifici, si dovettero indebitare «sul mercato», ossia con gli usurai.
I tassi d’interesse sequestrarono il raccolto-miracolo; a molti, divorarono anche la terra.
I contadini, accade in India specialmente, dovettero lavorare una terra non più loro, per pagare i debiti.
La stessa rivoluzione sta prendendo piede in Africa.
Chilometri di monoculture di cotone geneticamente modificato, sementi sterili da comprare ogni anno.

E il meglio deve ancora arrivare.

Dal 2007 la Monsanto , insieme al governo USA, ha brevettato su scala mondiale di sementi «Terminator», ossia che commettono suicidio dopo il raccolto: una scoperta che chiamano, senza scrupoli, «Genetic Use Restriction Technology», ossia volta a ridurre l’uso di sementi non brevettate.
La estensione di sementi geneticamente modificate – ossia di cloni con identico corredo genetico – è ovviamente un pericolo incombente per le bocche umane: una malattia distrugge tutti i cloni, ed è la carestia.

Occorre la biodeversità, di cui si sciacquano le labbra ecologisti e verdi radicali.

E qui si comincia ad intuire perché si sta costruendo l’Arca di Noè delle sementi alle Svalbard: quando arriva la catastrofe, le sementi naturali dovranno essere controllate dal gruppo dell’agribusiness, e da nessun altro.
Le banche di sementi, secondo la FAO , sono 1.400, già per la maggior parte negli Stati Uniti.
Le più grandi sono usate e possedute da Monsanto, Syngenta, Dow Chemical, DuPont, che ne ricavano i corredi genetici da modificare.
Perché hanno bisogno di un’altra arca di Noè agricola alle Svalbard, con tanto di porte corazzate e allarmi anti-intrusione, scavata nella roccia.
Le altre banche sono in Cina, Giappone, Corea del sud, Germania, Canada, evidentemente non tutte sotto il controllo diretto dei grandi gruppi.

La tecnologia «Terminator» può suggerire uno scenario complottista fantastico: una malattia prima sconosciuta che infetta le sementi naturali conservate nelle banche fuori-controllo USA, obbligando a ricorrere al caveau delle Svalbard, l’unico indenne.

E’ un pensiero che ci affrettiamo a scacciare: chi può osar diffamare benefattori dell’umanità affamata come Rockefeller, Monsanto, Bil Gates, Syngenta?
Ma Engdahl ricorda le parole del professor Francis Boyle, lo scienziato che stilò la prima bozza delle legge americana contro il terrorismo biologico (Biological Weapons anti-Terrorism Act), approvata dal Congresso nel 1989.

Francis Boyle sostiene che «il Pentagono sta attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica», e che Bush ha a questo scopo emanato due direttive nel 2002, adottate «senza conoscenza del pubblico».

Per Boyle, nel biennio 2002-2004, il governo USA ha già speso 14,5 miliardi di dollari per le ricerche sulla guerra biologica.
Il National Institute of Health (ente governativo) ha connesso 497 borse di studio per ricerche su germi infettivi con possibilità militari.

La bio-ingegneria è ovviamente lo strumento principale in queste ricerche.

Jonathan King, professore al MIT, ha accusato: «I programmi bio-terroristici crescenti rappresentano un pericolo per la nostra stessa popolazione; questi programmi sono invariabilmente definiti ‘difensivi’, ma nel campo dell’armamento biologico, difensivo e offensivo si identificano».
Altre possibilità sono nell’aria, e Engdahl ne ricorda alcune.

Nel 2001, una piccola ditta di ingegneria genetica californiana, la Epicyte , ha annunciato di aver approntato un mais geneticamente modificato contenente uno spermicida: i maschi che se ne nutrivano diventavano sterili.
Epicyte aveva creato questa semente miracolo con fondi del Dipartimento dell’Agricoltura USA (USDA), il ministero che condivide con Monsanto i brevetti del Terminator; ed a quel tempo, la ditta aveva in corso una joint-venture con DuPont e Syngenta.

Ancor prima, anni ‘ 90, l ’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, ossia l’ONU) lanciò una vasta campagna per vaccinare contro il tetano le donne delle Filippine, Messico e Nicaragua, fra i 15 e i 45 anni.
Perché solo le donne?
Forse che gli uomini, nei Paesi poveri, sono esenti da tetano, e non si feriscono mai con ferri sporchi e arrugginiti?

Se lo domandò il Comite pro Vida, l’organizzazione cattolica messicana ben conscia delle campagne anti-natalità condotte in Sudamerica dai Rockefeller.

Fece esaminare il vaccino fornito dall’OMS gratuitamente e generosamente alle donne di età fertile: e scoprì che esso conteneva gonadotropina corionica umana, un ormone naturale che, attivato dal germe attenuato del tetano contenuto nel vaccino, stimolava speciali anticorpi che rendevano incapaci le donne di portare a termine la gravidanza.
Di fatto, un abortivo.
Risultò che questo vaccino-miracolo era il risultato di 20 anni di ricerche finanziate dalla Rockefeller Foundation, dal Population Council (dei Rockefeller), dalla CGIAR (Rockefeller), dal National Institute of Health (governo USA)… e anche la Norvegia aveva contribuito con 41 milioni di dollari al vaccino antitetanico-abortivo.

Guarda caso, lo stesso Stato che oggi partecipa all’Arca di Noè e che la sorveglierà nelle sue Svalbard.

Ciò fa tornare in mente ad Engdahl (non a noi) quella vecchia fissa dei Rockefeller per l’eugenetica del Reich: la linea di ricerca preferita era ciò che si chiamava «eugenetica negativa», e perseguiva l’estinzione sistematica delle razze indesiderate e dei loro corredi genetici.
Margaret Sanger, la femminista che fondò (coi soldi dei Rockefeller) il Planned Parenthood International, la ONG più impegnata nel diffondere gli anticoncezionali nel Terzo Mondo, aveva le idee chiare in proposito, quando lanciò un programma sociale nel 1939, chiamato «The Negro Project» (2).
Come scrisse in una lettera ad un amico fidato, il succo del progetto era questo: «Vogliamo eliminare la popolazione negra».
Ah pardon, scusate: non si dice «negro», si dice «nero», «afro-americano».
E’ questo che conta davvero, per i progressisti.

Fonte: Disinformazione.it

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